Dal 1970, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, si celebra la Giornata Mondiale della Terra per sensibilizzare l’opinione pubblica
La Giornata Mondiale della Terra viene celebrata, ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera: fortemente voluta dalle Nazioni Unite, oggi vi prendono parte 175 paesi con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alle problematiche ambientali che il mondo deve affrontare.

Celebrata per la prima volta nel 1970, è diventata un’occasione educativa e informativa nella quale organizzazioni, governi e singoli cittadini fanno i conti con tematiche ormai all’ordine del giorno: inquinamento, esaurimento delle risorse non rinnovabili, riciclo, tutela degli habitat ed estinzioni, solo per fare alcuni esempi.

E se sono discordanti le stime sul futuro a breve e medio termine di risorse e habitat, quel che è certo è che senza una maggiore sensibilità a queste tematiche, il nostro pianeta non potrà più essere un luogo confortevole e vivibile.

  • Natura, spettacolo, eruzione
    Il vulcano Mayon in eruzione a sud di Manila. 31 gennaio 2018. Filippine. (Foto: TED ALJIBE /AFP / Getty Images)

Fonte: Wired

Sensibilità e partecipazione crescenti

In Italia, dal 2007 Earth Day Italia celebra questa importante giornata anche nel Bel Paese e lavora per promuovere la formazione di una nuova coscienza ambientale attraverso una sempre più estesa rete di dialogo tra i tanti soggetti che, a vario titolo, si occupano della salvaguardia del Pianeta.

Earth Day Italia è la sede italiana ed europea dell’Earth Day Network di Washington, l’ONG internazionale che promuove la Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite. Nato nel 1970 l’Earth Day coinvolge ogni anno oltre un miliardo di persone grazie all’opera degli oltre 22mila partner in oltre 190 paesi del mondo configurandosi così come l’evento di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta più impattante al mondo.

Italia, il Paese che ha dato i natali a San Francesco
In questa giornata ci sentiamo di riproporvi la figura di San Francesco e una delle poche opere a lui attribuite: il Cantico delle Creature. L’abbiamo studiato tutti a scuola come uno dei primi testi in lingua volgare ed è bello pensare che la lingua italiana abbia preso inizio da un’esclamazione come «Laudato, sie!» rivolta al Padre nei cieli. E’ lo sguardo del bambino e dell’adulto, di ogni tempo: quasi un sintonizzarsi con il canto della creazione. Di chi sa stupirsi e indignarsi, meravigliarsi e impegnarsi. Per tutto questo vale la pena rileggere il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi con gli occhi e il cuore dell’uomo contemporaneo.
Il grande Amore per la natura di San Francesco è noto a tutti. Tutto ciò che esiste, dal più tenero filo d’erba alla più imponente montagna, è una creazione di Dio e lui gioisce di questo straordinario dono.

San Francesco amava le Creature perché, per loro tramite, vedeva il Creatore ma, che si appartenga a una qualsiasi Fede religiosa oppure no, il linguaggio di San Francesco ci parla del nostro bene comune più grande, la Terra, e lo fa con grande sensibilità, amore e con l’esempio, tanto da far impallidire i più radicali tra i moderni ecologisti.

L’esempio di Francesco sfida i secoli e la storia! Dopo 800 anni continua ad illuminare le coscienze, invitando tutti gli uomini a partire da sé stessi e dalle proprie scelte quotidiane, nell’arduo compito di migliorare il mondo. Egli ci esorta a non pretendere che siano i grandi della terra, i politici, gli amministratori, i governanti, il datore di lavoro… a iniziare questo percorso di autenticità. Ci chiama, invece, a seconda delle nostre possibilità, del nostro stato di vita, dei nostri doni di grazia e di natura, a rimboccarci le maniche per cercare di dare, all’ambiente in cui viviamo, un volto più umano e insieme “divino”.

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