I giovani dispongono dell’immaginazione, dell’energia e degli ideali necessari per rendere il mondo un luogo migliore per se stessi e per le generazioni future. Hanno il diritto e la responsabilità di farsi sentire e di agire.
Solo che a volte non sanno come stanno le cose. O meglio nessuno si è mai preso il tempo per spiegargli come vanno le cose, o ancora peggio nessuno ha ancora speso del tempo per farli innamorare della bellezza del nostro mondo e accendere in loro il desiderio, il sogno di contribuire a rendere ancora più piena questa bellezza. Una bellezza di cui purtroppo non tutti possono beneficiare, una bellezza ancora offuscata anche per i 200 milioni di bambini sotto i cinque anni che ancora soffrono di malnutrizione acuta o cronica. Bambini come quelli che vorremmo sensibilizzare.

Non si tratta però solo di combattere la fame, “La società è composta di due grandi classi: quelli che han più roba da mangiare che appetito, e quelli che han più appetito che roba da mangiare”. Scriveva già ne 1795 Nicolas de Chamfort entrambi gli estremi sono da evitare, rappresentano situazioni che moralmente non possiamo accettare. Siamo d’accordo con Papa Francesco quando afferma: “Ricordiamo bene che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale
problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi”.

Queste soluzioni devono essere messe in pratica a livello istituzionale e nelle sedi internazionali, anche iniziando ad applicare gli accordi e i trattati internazionali sui diritti dell’uomo che spesso restano lettera morta, ma questo non basta.
L’obbiettivo delle attività di sensibilizzazione proposte non è solo quello di arrivare ad un cambiamento istituzionale, non può essere solo questo.
Non ci sarà mai un vero cambiamento se il cambiamento istituzionale non è preceduto e seguito da un cambiamento di stile di vita, inteso come il cambiamento di quelle nostre pratiche quotidiane di consumo (e non solo) che influiscono sulle dinamiche mondiali e ambientali a livello micro e macro.
Il nostro compito, anche se impegnativo, è quello di educare e può fare la differenza per i nostri bambini e ragazzi, può fare la differenza anche per le persone che ancora soffrono la fame. È necessario informarli, mettere in comune le conoscenze, incoraggiarne la partecipazione far loro comprendere che hanno un importante ruolo da svolgere, per far sì che un mondo che non conosce fame divenga una realtà.
Se siete convinti, come lo siamo noi, che sia la fame che lo spreco sono inaccettabili in un mondo che dispone del sapere e delle risorse necessarie a porre fine a questa tragedia, unite le vostre forze alle nostre nell’impegno per cambiare le cose.
Finché si può educare c’è speranza, noi ci crediamo!

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